Si rompe il PC di supervisione: chi ha davvero i programmi del vostro impianto?
Immaginate il PC di supervisione di una linea, acceso da anni in un angolo del reparto. Una mattina non parte più. Il disco è andato. L’impianto, se il controllo è affidato ai PLC, magari continua a girare. Ma nessuno può più vedere gli allarmi, modificare una ricetta o intervenire in caso di problema.
È uno scenario di fantasia. La domanda che ne segue, però, è molto concreta: dove sono i programmi e le configurazioni, e sono abbastanza recenti per rimettere in piedi tutto?
Tre domande per capire a che punto siete
1. Chi ha i programmi? Nel PC di supervisione, nel portatile di un tecnico, in una chiavetta, nell’archivio di un fornitore che nel frattempo ha cambiato sede o ha chiuso. Se la risposta è “dipende”, il rischio è già visibile.
2. In che formato? Un file che si apre solo con una versione precisa di un software, su un sistema operativo che non si trova più, è un backup a metà. Con PLC, HMI e SCADA convivono formati diversi: progetti degli ambienti di sviluppo, copie di ciò che è caricato sul dispositivo, esportazioni del sistema di supervisione. Non sono intercambiabili.
3. Quando è stato l’ultimo ripristino provato? Non l’ultimo backup: l’ultimo ripristino. Un backup mai provato è una speranza, non una procedura.
Cosa mettere nel backup, oltre ai programmi
Il NIST ha pubblicato a giugno 2026 una interessante guida rapida al backup in ambito industriale (OT Backup Quick Start Guide, SP 1339). Qui l’elenco di ciò che conviene conservare va ben oltre il programma del PLC: logica e file di programma, dati di configurazione, liste di ingressi e uscite, firmware, grafiche dell’HMI, chiavi di licenza, strumenti di configurazione dei produttori, documentazione di supporto, immagini del sistema operativo o della macchina virtuale.
La parte che fa più riflettere è quella meno tecnica: licenze e strumenti. Avere il programma ma non il software per aprirlo, o non la licenza per reinstallarlo, significa ripartire in salita.
La stessa guida indica alcune regole di metodo: integrare i backup nella gestione delle modifiche (ogni intervento sull’impianto ne genera uno nuovo), farne con regolarità, provarli su sistemi non in produzione e rivederli durante le esercitazioni di ripristino. E tenerne copie ridondanti, sia in sede sia fuori sede.
Il senso pratico è questo: il ripristino non è un pulsante. Dopo aver recuperato il file bisogna ridistribuire gli oggetti, e va fatto con qualcuno che conosce la piattaforma. Meglio scoprirlo in una prova, non in un fermo impianto.
Il legame con obsolescenza e firmware
Backup, obsolescenza e gestione del firmware sono lo stesso problema visto da tre lati. Un backup perfetto di un sistema che non si può più reinstallare non risolve nulla. Per questo conviene tenere insieme, per ogni impianto critico, il programma, la versione del firmware, la versione del software di sviluppo e l’immagine del sistema che li fa girare. Ne abbiamo parlato negli articoli su obsolescenza dei PLC e su PLC longevi e codice fragile.
Da dove cominciare
Fare l’elenco. Per ogni impianto critico: quali PLC, HMI e sistemi di supervisione ci sono, dove sono i loro programmi, chi li ha.
Scegliere i formati e le versioni. Annotare con quale software e quale versione si aprono. Conservare anche gli installer e le licenze.
Fare una copia fuori dal PC che si rompe. Un backup nello stesso computer o nella stessa macchina non è un backup.
Fare almeno una copia fuori sede o offline. Utile anche contro gli incidenti informatici, non solo contro i guasti.
Provare un ripristino. Su un PC di prova, con qualcuno che non sia l’unico a saperlo fare. Scrivere quanto tempo ci vuole.
Aggiornare il backup a ogni modifica. Come per gli schemi as-built: un intervento non è chiuso finché la copia non è aggiornata.
La domanda da farsi
Non è “facciamo i backup?”. È “se domani il PC di supervisione non si accende, in quanto tempo siamo di nuovo in condizione di lavorare, e chi lo sa fare?”
Se la risposta è incerta, ci si può lavorare in modo ordinato, un impianto alla volta. Elteco si occupa di automazione e supervisione dal 1979 e questo tipo di verifica è spesso il primo passo di un ammodernamento fatto bene.
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